Vestiti che si lavano da soli: la nuova frontiera del bucato

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Immaginate la pacchia: arrivate a casa stanchi e indaffarati, ma con un carico di vestiti sporchi da impegnarvi l’intera giornata e costringervi a passare lunghe ore tra la lavatrice e i fili per stendere il bucato. Viene il mal di testa al solo pensiero. E invece immaginate di svegliarvi la mattina e trovare una bella giornata di sole, prendere il bucato, così comìè tutto sporco, stenderlo al solo e ritirarlo più in là, pulito e brillante. Vi pare possibile? A quanto pare lo è, grazie ad una nuova frontiera della ricerca scientifica.
Un team di ricercatori dallo Ian Potter NanoBioSensing Facility and NanoBiotechnology Research Lab presso l’Università RMIT di Melbourne, in Australia, hanno sviluppato un metodo economico ed efficiente di incorporare delle nanostrutture nelle fibre tessili dei vestiti, che degradano i materiali organici quando vengono esposti alla luce. Il nome della nuova tecnologia è Thier, la quale potrebbe aprire la strada verso la produzione di vestiti che possono scrollarsi di dosso la sporcizia e semplicemente quando vengono messi sotto una lampadina o all’aria aperta, meglio se durante le giornate di sole

La tecnologia innovativa si basa su materiali in nano-scala, per intenderci, grandi meno di un miliardesimo di metro, che può essere realizzati in laboratorio e poi impiantati in una vasta gamma di tessuti, tra cui i vestiti che indossiamo ogni giorno, biancheria da letto, tende e tessuti da arredamento.

“Il nostro lavoro, il primo al mondo, apre la strada ad un nuovo mondo di tessuti nano-potenziati possono spontaneamente pulire di qualsiasi cosa, dalle macchie di salsa di pomodoro e le macchie di vino a quelle di sudore stantio, semplicemente mettendoli sotto una lampadina o esponendoli ai raggi solari”. Ha detto Rajesh Ramanathan, capo del progetto alla RMIT University.

Come fanno i vestiti ad pulirsi senza acqua e senza alcuna fatica da parte nostr

Quando esposte alla luce, le nanostrutture rilasciano dei cosiddetti elettroni caldi – delle particelle che asumono un’elevata energia cinetica, dopo essere state accelerate da un forte campo elettrico ad alta intensità, all’interno di un semiconduttore. Questi elettroni poi utilizzano l’energia accumulata per aggredire e degradare la materia organica incastrata nella trama che le circonda. I ricercatori hanno lavorato con composti a base di rame e di argento per creare i loro nanostrutture, in quanto questi elementi sono noti per la loro capacità di assorbire gli intervalli di lunghezza d’onda della luce visibile.

I vestiti hanno strutture tridimensionali, “quindi sono ottimi nell’assorbimento della luce, che a sua volta accelera il processo di degradazione della materia organica”, ha detto il dottor Ramanthan.
C’è molto lavoro da fare prima che la gente possa però iniziare a dire addio alle loro lavatrici, ma il dottor Ramanthan ha spiegato anche che “questo progresso pone una solida base per il futuro sviluppo di tessuti completamente autopulenti”.

Al momento il team di ricercatori aspetta che qualche partner industriali si faccia avanti in modo da poter mettere questi nuovi tessuti per il mercato. Impregnare i tessuti che compongono i vestiti con i nanomateriali è un processo relativamente semplice, economico e rispettoso dell’ambiente, ha detto ancora Ramanthan. “Questo significa che la tecnologia può essere facilmente adattata ai processi di fabbricazione esistenti impiegati dall’industria tessile.”

Dunque ancora qualche anno, speriamo bene, e tutti: dalle coppie con tanti figli, lavoro e poco tempo libero, dai single – e qui ci riferiamo soprattutto agli uomini – potranno disporre in ogni situazione di vestiti sempre puliti e liberi da odiose macchie e aloni.

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About the Author

Giovanni Conti
Sono Giovanni Conti, un 28 enne appassionato di scienza e tecnologia con una laurea in ingegneria gestionale, nutro da sempre la passione per il giornalismo informativo riguardante tutte le innovazioni scientifiche e tecnologiche, che puntano ad un miglioramento della qualità della vita e più in generale all'ampliamento dello scibile umano.