Il batterio che ‘mangia’ la plastica: una risposta ecologica per l’ambiente?

plastica batterio

Un elemento in grado di attaccare e smaltire la plastica potrebbe essere utile per evitare l’inquinamento?

Si tratta di una nuova specie di batterio, chiamato Ideonella sakaiensis dagli scienziati cui hanno inserito nel nome quello dalla città giapponese di Sakai dove è stato scoperto crescere sui rifiuti composti da un particolare tipo di plastica il PET o polietilene tereftalato.
E’ una cosa davvero unica. Questo batterio può degradare il PET e poi e ricostituire il suo corpo dal PET“, ha spiegato Shosuke Yoshida, un microbiologo presso l’Università di Kyoto e autore principale dello studio pubblicato su Science.
La maggior parte dei materiali plastici rappresentano degli ostacoli insormontabili per noi, ma anche per i microbi, perché le materie plastiche sono grandi catene di molecole ripetute, i polimeri, che essi abitualmente non sono in grado di disgregare. L’intera catena di cui sono composti è molto più grande di quanto non sia il microbo, così l’organismo non può portarlo all’interno della cellula per la metabolizzazione.
Ma ora questo nuovo batterio, l’Ideonella sakaiensis, ha due particolari enzimi che possono scindere i polimeri della plastica in pezzi più piccoli.

Il professor Shosuke Yoshida insieme ai suoi colleghi è riuscito ad isolare il batterio spezza polimeri, e sono stati in grado di guardarlo disintegrare una pellicola di plastica nel giro di appena sei settimane. Sarebbe bello se potessimo coltivare tali batteri in massa nelle discariche è utilizzarli per far fuori le montagne di plastica che consumiamo ogni giorno. Purtroppo però il batterio divoratore non potrà essere usato a tal fine, perché come ha spiegato il professor Yoshida questo tipo “cresce molto velocemente, ma non è probabile che risulti così utile sul campo” perché disintegra i polimeri molto lentamente”.
Se sbarazzarsi dei nostri rifiuti di plastica fosse così facile il batterio probabilmente si sarebbe già trovato in tutte le discariche colme di cumuli di rifiuti di plastica, e invece non è così.
Eppure non tutte le speranze devono essere abbandonate, perché una ricerca mirata potrebbe potenziare il batterio rendendolo efficiente al lavoro sul campo.

E’ certamente un passo nella giusta direzione. Avere un organismo che sembra essere in grado di biodegradare questi componenti direttamente ci aiuterà a sviluppare una tecnologia di biorisanamento“, dice Yoshida. In precedenza si è scoperto che alcune specie di funghi fossero in grado di degradare la plastica prima, anche se nessuno di questi però è stato convertito a questo scopo. L’Ideonella sakaiensis offre una nuova speranza agli scienziati e all’ambiente, e dunque a noi tutti, perché i batteri sono più facili da lavorare in laboratorio a dispetto dei funghi.

Il metodo migliore per non inquinare resta sempre il riciclaggio della plastica e di tutti gli altri materiali

A prescindere dallo sviluppo o meno di questo fantastico batterio, il riciclaggio probabilmente rimarrà sempre una scelta migliore, come non smettono mai di spiegare gli esperti del settore. “Dal punto di vista dell’ambiente, preferirei che si potesse ottimizzare e migliorare il riciclaggio“, ammette John Coates, un microbiologo presso l’Università della California.
Anche perché la biodegradazione dei materiali rilascia un ulteriore carico di anidride carbonica nell’atmosfera, che contribuisce al riscaldamento globale. Ma nei casi in cui riciclaggio non è praticabile, forse questo piccolo batterio potrebbe un giorno rivelarsi una valida alternativa, purché non si decida di impiegarlo su vasta scala. Altrimenti finiremmo col tentare di riparare un danno creandone uno ben maggiore.

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Giuseppe Zito
Mi occupo di giornalismo informatico ormai da qualche anno, ho alle spalle esperienze con siti come www.zz7.it di cui sono stato il co-creatore, e www.controcopertina.it. Mi piace scrivere news di ogni genere, non disdegnando alcun argomento, mi esaltano maggiorimente i fatti di politica e società.

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