I beati paoli, romanzo, Natoli

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I Beati Paoli, romanzo d’appendice di Luigi Natoli. Le vicende della setta, di Coriolano della floresta e di Blasco da Castiglione

I Beati Paoli è un romanzo d’appendice pubblicato per la prima volta a puntate nel maggio del 1909 sul Giornale di Sicilia.
L’opera, dello scrittore Luigi Natoli noto anche con lo pseudonimo di William Galt, ebbe un successo tale da rendere necessarie successive edizioni; la prima, nel 1921, ad opera della casa editrice La Gutenberg, la seconda per la Madonnina nel 1955 e infine un’ultima del 1971 di Flaccovio.

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Il romanzo i Beati Paoli prende spunto da una misteriosa setta di uomini incappucciati che, parrebbe, essere esistita a Palermo intorno al secolo XVII.
Menzione della setta dei Beati Paoli si trova nei diari del Marchese di Villabianca, che fanno riferimento a un razionale di nome Girolamo Ammirata – fra i protagonisti dell’opera del Natoli – impiccato pubblicamente a causa di un omicidio, quello della “spia” Antonino Bucolaro.

Il romanzo di Luigi Natoli mescola pertanto le vicissitudini di personaggi reali e inventati in uno sfondo storico e urbanistico concreto e ben definito, rappresentato dalla Palermo storica del 1700, con i suoi vicoli, i suoi palazzi e i maestosi ricevimenti dove la nobiltà di affollava per fare “conversazione”.

Beati Paoli, trama

La trama, che qui descriveremo senza entrare troppo nel dettaglio al fine di evitare sgradite anticipazioni, si articola in un lasso di tempo di circa un ventennio. Nel prologo viene raccontato il crimine di Don Raimondo Albamonte, fratello del nobile Emanuele Albamonte, il quale alla morte del suo consanguineo, avvelena sua moglie – Donna Aloisia – e tenta di uccidere anche il figlio neonato Emanuele, legittimo erede della fortuna degli Albamonte, al fine di ereditare titoli e ricchezze.
Emanuele riesce però a salvarsi grazie all’intervento di Girolamo Ammirata che con sua moglie, Francesca, lo nasconde in casa propria. Tuttavia il crimine di Don Raimondo rimane segreto: il nuovo duca della Motta ha cura di nascondere ogni prova del misfatto e toglie di mezzo, facendoli uccidere, tutti i possibili testimoni. Tutti meno uno: Andrea Lo Bianco, fedele servitore di Emanuele Albamonte, che insieme a Girolamo Ammirata tenterà nel corso del romanzo di riabilitare la figura del giovane Emanuele – ignaro delle sue origini – e di trovare prove schiaccianti contro Raimondo l’usurpatore. La narrazione dei Beati Paoli si colloca a distanza di 15 anni da questi fatti, a Palermo.

Don Girolamo, membro della setta dei Beati Paoli, è riuscito a raccogliere nel tempo delle carte e delle testimonianze preziose che provano la colpevolezza di Don Raimondo. La setta appoggia il fratello, intimidendo il Duca della Motta che non si sente più al sicuro, circondato da ombre sinistre che sembrano scrutare ogni più recondito pensiero della sua anima.

In città arriva il giovane Blasco, un avventuriero in cerca di emozioni che a Palermo troverà pane per i suoi denti. Il suo cuore è diviso fra la sensualità e la passionalità di Donna Gabriella, consorte “suo malgrado” di Don Raimondo, e la castità di Violante, figlia del duca.
Le vicende di Blasco, dei Beati Paoli e di Don Raimondo sono così strettamente legate da un sottilissimo filo che conduce il lettore in un labirinto fatto di pericoli ad ogni angolo, colpi di scena, sotterfugi, rapimenti e tormenti amorosi.

I personaggi

Fra i personaggi la cui esistenza è accertata storicamente, troviamo, oltre ai già citati Girolamo Ammirata e Antonino Bucolaro, tutti i regnanti e i nobili che rivestono un ruolo minore all’interno della prosa (i principi Iraci e di Butera, giusto per citarne un paio), il Serpotta e il “birro” Matteo Lo Vecchio, uno dei “villani” più tosti che Natoli colloca al centro della narrazione del romanzo.

I veri protagonisti sono però i personaggi inventati dalla fantasia dello scrittore siciliano, ben descritti nell’animo e nelle gesta al punto da divenire interessanti per il lettore quanto le vicende stesse della setta.
La setta dei Beati Paoli agisce nell’ombra, sotto terra. Essa rappresenta la giustizia “vera” quella del popolo, che quasi mai è tutelato dalla giustizia dei reali, i quali vigliaccamente si prendono beffe dei più poveri. Nella ragnatela di gallerie di una Palermo sotterranea e nascosta, alla quale si accede da passaggi segreti, si aggirano dunque questi giustizieri mascherati, la cui scure cala su tutti gli ingiusti. Agiscono intimidendo i colpevoli, dando loro possibilità di redenzione mediante “lettere” che i malcapitati rinvengono inaspettatamente sul tavolino di casa; quando gli ammonimenti non vengono ascoltati, allora passano alle maniere forti, rapendo il recidivo e conducendolo nel covo, dove viene sottoposto a un regolare processo ordito dagli stessi membri della setta. La pena di morte è solamente l’ultima spiaggia, a cui far ricorso qualora, dopo tanti tentativi, il reo non chieda ammenda per la sua condotta amorale.

Il capo dei Beati Paoli, Coriolano della Floresta – personaggio di fantasia anche egli – è un principe che gode di una solida reputazione nei salotti palermitani, ma che si guarda bene dal varcare una certa soglia di confidenza con i nobili che egli frequenta in questo o in quel palazzo. Solamente il “Paolo” Girolamo Ammirata è a conoscenza del suo oscuro segreto. Egli vive un’esistenza solitaria, fra le mura del suo palazzo. Il compimento della giustizia è ciò che più gli sta a cuore, una giustizia che non guarda in faccia nessuno, neppure i parenti – che Coriolano, almeno nei Beati Paoli non sembra avere – o gli amori – Sentimento verso il quale il principe si dichiara più volte “immune”.

Blasco Da Castiglione è l’avventuriero che catalizza intorno a se’ le vicende di tutti i personaggi della storia. Il suo arrivo a Palermo è causa di tumulti popolari e ossessioni sentimentali. Grande amico di Coriolano della Floresta, egli viene ospitato dapprima nel palazzo del Duca della Motta e in seguito dal suo amico cavaliere delle Floresta.
Il legame fra Coriolano e Blasco è di enorme stima reciproca, entrambi sono due uomini coraggiosi in cerca di azione e giustizia, ma l’ideale di giustizia di Blasco si discosta da quello dell’amico e ciò sarà causa nel corso del romanzo di forti dissidi.
Blasco, a differenza di Coriolano, sebbene riconosca nella giustizia il valore supremo sul quale incentrare la propria vita, è sensibile alle ragioni del cuore. A turbare i sentimenti del selvaggio avventuriero ci sono due donne, molto diverse fra loro, che sono le protagonisti femminili dei Beati Paoli. La prima è Donna Gabriella della Motta, la bellissima moglie del duca della Motta, calata a forza in una vita matrimoniale che non le appartiene al fianco di un uomo che non ha mai amato e dal quale non è mai stata amata a sua volta.
Il suo cuore, reso freddo da anni di matrimonio combinato – come da tradizione fra le famiglie nobiliari dell’epoca – sembra rivivere di una passione mai conosciuta in seguito alla conoscenza di Blasco. Il giovane, rapito dalla grazia e dalla sensualità di questa splendida dama che il Natoli descrive come ambita da tutta Palermo, si lascia andare a languidi baci e dolci parole, in un connubio che sarà fatale per il cuore di Donna Gabriella.
Il personaggio di Donna Gabriella è probabilmente quello più riuscito: complessa, tormentata, la dama con la sua fragile passionalità sprigiona un’energia che cresce pagina dopo pagina.

Per tutta la durata del romanzo ella prova un amore sincero e straziante nei confronti di Blasco, che la porta ad odiare Violante, la sua figliastra, educanda in un convento, anche lei folgorata dal nuovo arrivato.
Blasco conosce la giovanissima Violante, di 15 anni, in circostanze movimentate, durante un tentativo di rapimento ordito dai Beati Paoli; l’incontro segna la vita dei due e di Donna Gabriella, dando inizio ad un triangolo amoroso molto appassionante.

I personaggi malvagi

I “cattivi” principali dei Beati Paoli sono essenzialmente due: Don Raimondo, Duca della Motta e usurpatore di ricchezze che non gli appartengono di diritto, e il già citato Birro Matteo Lo vecchio, un avido funzionario del Re odiato dall’intera popolazione che si schiera spesso dalla parte dei potenti – in questo caso Don Raimondo – per rimpinguare le proprie tasche.
A questi, bisogna aggiungere il “duchino” Emanuele della Motta, personaggio che nel corso del romanzo subisce una metamorfosi netta. Egli, nella prima parte, è soltanto un umile ragazzo vittima di Don Raimondo, derubato dei propri natali e del patrimonio che gli spetta di diritto.
Nella seconda parte, con la consapevolezza delle sue origini e la riappropriazione delle sue ricchezze, egli muta il suo carattere divenendo un duca viziato, capriccioso e malevolo.

Non vogliamo svelarvi di più: i Beati Paoli non può mancare nella lista dei libri da leggere. Si tratta di un libro che si legge tutto d’un fiato, avvincente e senza punti morti.

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