Gli uomini di questa città io non li conosco: recensione in anteprima

gli uomini di questa città io non li conosco

Gli uomini di questa città io non li conosco: Franco Maresco racconta il poeta Franco Scaldati

Oggi al festival del cinema di Venezia è il giorno di Franco Maresco e del suo Gli uomini di questa città io non li conosco, docufilm incentrato sulla figura e sull’opera del poeta, drammaturgo Franco Scaldati, scomparso per un tumore al fegato nel giugno 2013.

A narrare la storia di Scaldati, attraverso questo film lungo poco più di un’ora e venti minuti, è il regista Franco Maresco che accompagna lo spettatore con la sua voce fuori campo.
La vita di Scaldati, così come il suo teatro, ignorato dalle istituzioni, si colloca in un contesto di abbrutimento culturale che ha trasformato la Sicilia non soltanto nei gusti artistici dei suoi abitanti, ma nel suo quotidiano, in quella banale lotta per la sopravvivenza che si espleta lavorando, relazionandosi, nutrendosi.

E così, in questo film, fra le parole di Scaldati e un resoconto forse leggermente didascalico ma necessario delle stragi di magia, del sacco di Palermo e della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, emergono le parole dei siciliani, che nell’inquietante marasma odierno, davanti alla domanda dell’intervistatore che chiede cosa non funzioni nella città di Palermo, rispondono con una voce scarica e priva di sfumature:“ci sono pochi locali”.

Franco scaldati gli uomini di questa città non li conosce, non più almeno. Nato in una famiglia umile, ha lasciato presto la scuola per dedicarsi al mestiere di sarto, come aiutante nella bottega dei fratelli Ferina. Lì ha modo di conoscere artisti ed esponenti della Palermo bene. Un uomo in particolare, il regista Nino Drago, segnerà la sua vita introducendolo al palcoscenico.

Il teatro di Scaldati è un teatro popolare, che racconta gli sconfitti, forse i veri vincitori nel lungo periodo, più simpatici e umani. Le sue opere principali hanno per protagonisti vagabondi o poveri emarginati, “il pozzo dei pazzi” e “Lucio”. Esse non furono mai davvero comprese dai contemporanei, Troppo “forte” e volgare il primo, incomprensibile il secondo, assolutamente al di fuori di ogni logica politica. Spiega Maresco nel corso del documentario:
“in un periodo in cui il confronto politico era più acceso che mai, un uomo che parlava alla luna appariva fuori luogo.”

Lucio alla prima venne fischiato e gli spettatori che resistettero in sala furono pochi. Nel pozzo dei pazzi invece, le parolacce, gli improperi, le bestemmie e la violenza fisica fra le coppie di personaggi in scena, ammutolirono il pubblico dei teatri negli anni 70, non abituato ad una recitazione tanto energica.

Ma Gli uomini di questa città io non li conosco riprende uno degli aspetti più interessanti e se vogliamo anche “teneri” della carriera di Franco Scaldati: il rapporto con Gaspare Cucinella, Asparino, sua spalla sul palco e acerrimo nemico/inseparabile amico fuori dal palco.
Neppure Maresco nel documentario riesce a far luce sul mistero che caratterizzò questa unione fra due spiriti così puri e nobili, regolato da leggi di amore e odio oscure perfino ai due. Nell’intervista rilasciata da Cucinella, a distanza di un paio d’anni dalla morte dell’amico e compagno, l’attore si domanda:
“ti ho sempre rispettato, ma tu mi calpestasti sempre. Perché?”

Qualcuno ipotizza che Scaldati “calpestasse” il povero Gaspare per tirare fuori da lui quel carattere burrascoso che trainava il personaggio di Asparino.

Come altri film di Franco Maresco, ricordiamo Io sono Tony Scott e l’ultimo Belluscone una storia siciliana, anche gli uomini di questa città io non li conosco è pervaso da un senso di malinconia mai patetico e da un pessimismo che però non sfocia mai in vittimismo. Ci sbatte in faccia una caratteristica tristemente umana, ossia quella di imparare ad apprezzare qualcuno nel momento in cui egli non più fra noi.
Al funerale di Franco Scaldati presero parte il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla cultura, decantandone – nel film l’intervista è stata recuperata – le lodi di straordinario poeta simbolo di Palermo. In vita, salvo dei periodi tanto brevi quanto travagliati, Scaldati non ebbe mai un teatro stabile che ospitasse lui e la sua compagnia di attori.

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Elisa Martellini
Blogger per hobby, receptionist di professione, amo scrivere di cronaca, gossip, intrattenimento, cultura e cucina. Sono una lettrice compulsiva di romanzi thriller, gialli e horror. Sono anche madre di due bimbe che vanno ancora alle scuole elementari. Nel tempo libero...respiro.

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