Cina, una stella artificiale più calda del sole creata in laboratorio

By | 8 febbraio 2016

Gli scienziati della Cina sono riusciti a craeare una stella artificiale tre volte più calda del sole. I ricercatori Sono riusciti a mantenere il gas ad una temperatura elevata per oltre un minuto. Durante l’ultimo tentativo, l’impresa era riuscita per appena una frazione di secondo.

I fisici hanno sperimentato una tecnica per far riscaldare il gas idrogeno fino a 50 milioni di gradi Kelvin.
Ma la cosa più importante è che questa temperatura sia stata mantenuta per ben 102 secondi.
Gli scienziati tedeschi avevano provato a raggiungere risultati simili, ottenendo 80 milioni di gradi ma solo per una frazione di secondo.

Secondo gli autori di questo studio, la creazione di una stella artificiale più calda del sole capace di mantenere la sua temperatura a un livello stabile per così tanto tempo, potrebbe rappresentare l’alba di un’epoca in cui si abbandonerà l’utilizzo dei combustibili fossili.

Questo perché gli scienziati saranno in grado di conservare l’energia nucleare dal gas, che potenzialmente fornirà una quantità illimitata di energia pulita.

I test sono stati effettuati presso l’istituto di scienze fisiche a Hefei, in Cina, utilizzando una macchina chiamata Experimental Advanced Superconducting Tokamak (EAST), il reattore che produce la sostanza riscaldante.

La “stella” Ha raggiunto picchi di 50 milioni di gradi Kelvin: il nostro sole raggiunge “soltanto” i 15 milioni di gradi.

Il gas è stato ricreato in una camera nucleare per un minuto, favorendo la creazione di un campo magnetico che ne mantenesse la temperatura.
In realtà, gli obiettivi dei ricercatori della Cina erano ben più ambiziosi: 100 milioni di gradi Kelvin per circa 1000 secondi, assimilabili a 17 minuti.
Nonostante ciò, anche se l’obiettivo preposto all’inizio non è stato raggiunto, questa impresa scientifica è un primo grande passo per poter liberare il pianeta dalla schiavitù dei combustibili fossili.

All’inizio dell’anno 2016, una ricerca ha evidenziato che l’impiego di combustibili fossili quali petrolio e carbone ha incrementato l’assorbimento nell’oceano Atlantico del 50% in più di anidride carbonica rispetto agli ultimi dieci anni.

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