Tra integrazione e identità
Pubblicato da redazione
Si parla tanto, in queste settimana dell’opportunità o meno della presenza dei crocifissi nelle nostre classi in seguito alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo che definisce la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche «una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni» e «una violazione alla libertà di religione degli alunni».
Se da un lato qualche studente (o docente) potrebbe non riconoscersi in quel simbolo, bisogna anche riconoscere che il Crocifisso è segno di amore, generosità, donazione all’altro…
…tutti valori umani ancora prima che cristiani! Questa discussione porta in sè tanti nodi quale l’integrazione religiosa, le radici cristiane dell’Europa, la tolleranza dell’alterità e il valore dell’identità…
Per una riflessione più approfondita cliccando qui trovate il comunicato della Presidenza Nazionale di AC.
Ma voi cosa ne pensate?! Rinunciare al Crocifisso significa davvero rinnegare le radici cristiane del nostro paese?! Come conciliare la nostra storia di paese credente con l’accoglienza di fedi diverse?!
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5 Commenti
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5 Risposte a “Tra integrazione e identità”
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1
nadia dice:
Pubblicato il 08 11 2009 alle 21:19
Io credo che rimuovere un simbolo non significhi necessariamente estirparne il potere del significato, perciò leggendo in questi giorni commenti e analisi della vicenda mi sono chiesta spesso se non fosse più opportuno, per certi versi, interrogarsi su quanto il crocifisso comunichi valori universali proprio ai cristiani, innanzitutto, piuttosto che soffermarsi sulla sua presenza fisica i alcuni luoghi pubblici.
D’altro canto, però, resto scettica ascoltando che un simbolo religioso e culturale che comunica il dono di sè, il perdono e la partecipazione divina del dolore degli uomini possa ledere una libertà educativa: quale genitore educherebbe i propri figli a valori diversi?
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2
Rebbi dice:
Pubblicato il 08 11 2009 alle 22:19
mah, il problema è che non per tutti il crocifisso comunica questi valori che tu dici (e che comunque x tantissime ottime persone sono lontani anni luce).
parlandone con i miei amici, a loro non da fastidio nessun crocifisso; è un problema di principio: dato che il crocifisso rappresenta i cristiani, perchè io che credo nella repubblica non posso mettere una foto di napolitano, io che sono musulmano mettere una mezzaluna etc etc?
secondo me:
- o si accetta da parte di tutti il crocifisso come simbolo di una spiritualità genericamente intesa, che appartiene agli atei e ai credenti di tutte le religioni (ma si svaluta molto il significato del crocifisso)
- o si propone che sia esposta una pluralità di simboli corrispondente alle fedi delle persone che vivono insieme un certo ambiente pubblico
- o la chiesa fa un gesto forte e coraggioso, e accetta che siano tolti i crocifissi, perchè a un cristiano non deve cambiare niente se ci sia un crocifisso appeso al muro o no (quando venivano perseguitati i cristiani, e/o non potevano avere simboli religiosi nè tanto meno chiese, erano meno fedeli a cristo e alla chiesa!?!).
il problema del cristiano è che il crocifisso stia nella sua carne, non sul muro. i valori che abbiamo paura di perderli li dobbiamo spendere e trafficare nella realtà concretissima, NON POSSIAMO SENTIRCI CRISTIANI E CON IL CUORE IN PACE PERCHE C’E UN CROCIFISSO SUL MURO!!
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3
@lle4 dice:
Pubblicato il 11 11 2009 alle 16:32
a leggere quello che ha scritto la rebbi mi viene in mente 1 Cor 8,7-13 dove Paolo ci insegna a non essere di scandalo per i nostri fratelli: “Non sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio: se non ne mangiamo, non veniamo a mancare di qualche cosa, se ne mangiamo non ne abbiamo un vantaggio [...] Per questo se un cibo scandalizza il mio fratello non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello”. non so se anche per voi può esserci un richiamo alla vicenda del crocifisso in questo passo; io sono rimasto molto rattristato dal vedere che in un simbolo quale è il crocifisso sia posto un significato di divisione tra gli uomini, di ostacolo alla libertà e di conflitto, quando invece dovrebbe essere l’icona della donazione di sè e forza unificatrice.
in ogni caso, pur con questa tristezza penso anche io che il crocifisso sia da portare nei luoghi che frequentiamo con la nostra vita, e in tal modo i valori di cui ci diciamo sostenitori siano resi reali e concreti…per prima cosa dunque preoccupiamoci di non essere di scandalo, di non far prevalere la “conoscenza e gli ideali” sull’amore, ciò non significa che dobbiamo essere favorevoli a togliere il crocifisso, ma non dobbiamo far sì che sia il crocifisso “esterno” a muoverci e a sostituire quello che dovrebbe sempre vivere in tutto ciò che facciamo. Poi c’è anche la questione del laicismo, da combattere per evitare che la difesa delle libertà religiose non divenga repressione, ma forse è bene partire dalla vita concreta e dall’amore, soprattutto quello per i nemici..
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4
Rosy dice:
Pubblicato il 14 11 2009 alle 16:21
Io la penso come Rebbi, non è importante avere un Crocifisso appeso al muro, ma l’importante è sentirlo dentro di noi….
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5
Rebbi dice:
Pubblicato il 14 11 2009 alle 20:05
ecco, quello che mi dispiacerebbe (e quello contro cui forse combatterei) sarebbe una legge come quella che ho sentito hanno varato in francia, dove è vietata l’esposizione di simboli religiosi in luoghi pubblici. leggi: niente crocifisso al collo.
quello sì che è laicismo e non la laicità.
il laicismo è la negazione delle religioni, non il pluralismo che la laicità cerca di garantire.
llaicità vuol dire trovare la base comune da cui tutti, credenti o no di qualsiasi religione, partiamo x costruire le nostre città.
laicismo vuol dire negare che siamo spirituali e dunque che siamo uomini!
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