Monthly Archives: aprile 2016

Pannelli solari in mare, potrebbero essere la fonte energetica del futuro

Dal momento che la maggior parte della superficie del nostro pianeta è coperta dalle acque, gli scienziati stanno cercando di capire il modo per utilizzare questi vasti spazi, ed una di queste sfide è la generazione di energia rinnovabile. Esistono già dei pannelli solari che sulla superficie dei laghi e di altri bacini d’acqua, così alcuni ricercatori si sono chiesti se no nera il caso di applicare questo metodo anche ai mari e agli oceani, provando a sviluppare un nuovo prototipo di chiatta galleggiante su cui montare i pannelli solari.

Le piattaforme avvenieristiche si basano su un nuovo sistema di galleggiamento chiamato Heliofloat, per consentire alle pesantissime piattaforme cariche di pannelli solari di galleggiare e continuare a produrre energia elettrica. Il progetto è frutto del lavoro degli scienziati dell’Università di Vienna, che hanno risolto il problema ponendo i pannelli solare sopra dei cilindri flessibili chiusi e pieni d’aria. Questi cilindri smorzano l’energia delle onde, invece di assorbirla, funzionando in un modo simile alla zavorra delle navi e dei sottomarini. Poiché l’aria è a contatto diretto con l’acqua sotto di essa, si crea all’interno dei cilindri una colonna d’aria che funge da ammortizzatore. Le onde salgono e scendono, mentre la piattaforma rimane relativamente stabile. Questi cilindri possono tenere a galla piattaforme grandi quanto un campo di calcio, in grado di immagazzinare costantemente energia solare.

La tecnologia se realmente applicata, potrebbe potenzialmente consentire alle aziende di creare enormi impianti solari off-shore per contribuire a soddisfare i nostri crescenti bisogni energetici, con il vantaggio di porli in luoghi lontani e desolati, dove il loro impatto ambientale sarebbe minimo. Liberando le nostre campagne dagli impianti dal forte impatto visivo, destinandole ancora una alla coltivazione di prodotti alimentari.

Crocodile Dundee ritorna dopo 30 anni, nel cast Chris Hemsworth

A poco più di 30 anni di distanza dall’uscita del primo film della serie di Crocodile Dundee, ecco si ripensa ad un remake del classico film australiano, con l’attore Chris Hemsworth ovviamente nel ruolo di primo piano. E chi altri se no?
Crocodile Dundee al lancio divenne subito un film cult. Raccontava la storia di un uomo poco avvezzo alla città e abituato a vivere nelle zone selvagge dell’Australia, tra coccodrilli e altri animali pericolosi.
Sono proprio i curatori del Kakadu National Park, dove era ambientato il film, a volere un remake del grande successo, per rilanciare il turismo nella zona, che negli ultimi anni sembra un po’ calato. E perché il prodotto sia vincente chiedono che sia Chris Hemsworth, il noto attore hollywoodiano di origine australiana, il protagonista del remake.
Sono sicuro che un nuovo remake avrebbe successo e che Chris Hemsworth abbia molto fascino“, ha detto Rick Allert, che si occupa del turismo a Kakadu

Il regista di Crocodile Dundee, Peter Faiman, intervenuto già sulla questione, ha suggerito che Chris Hemsworth potrebbe essere più adatto ad interpretare il ruolo del figlio del personaggio principale, realizzando un sequel della storia e non iniziarla da capo, cancellando quanto già successo.
Crocodile Dundee ha goduto di un notevole successo in tutto il mondo tanto che altri due film seguirono il primo uscito nel 1986: Crocodile Dundee II, appena 2 anni dopo nel 1988, e Crocodile Dundee a Los Angeles rilasciato nel 2001.
Prima dell’uscita del film, la regione di Kakadu era principalmente vista come una zona mineraria, dotata di pochi interessi turistici.
Crocodile Dundee, portò il Kakadu National Park all’attenzione del grande pubblico internazionale, dando un grande impulso all’avvio del turismo locale. Ora si spera che Hemsworth possa ridare vita a quel sogno.

Esercizio fisico: basta un minuto per tre giorni a settimana

Un nuovo esperimento ha dimostrato che un minuto di esercizio fisico è sufficiente a migliorare la salute e l’aspetto come tre quarti d’ora di attività fisica moderata.
Da qualche tempo si conoscono i potenziali vantaggi di high-intensity interval training (HIIT), un tipo di allenamento che consiste in un esercizio fisico di intesa attività ma breve di durata.
L’allenamento inizia con un due minuti di riscaldamento, tre raffiche di 20 secondi di intensa attività, intervallate da un periodo di recupero di due minuti, e tre minuti di defaticamento. Si tratta di una tecnica usata dagli atleti per anni.
L’interesse crescente per questo approccio è evidente: le sessioni sono molto più brevi, il che ne fa un vantaggio per tutti coloro non ha mai abbastanza tempo per fare sport.

Gli scienziati della McMaster University of Hamilton, Ontario, hanno deciso così di fare un paragone scientificamente rigoroso tra i due tipi di allenamenti: quello standard ed il HIIT.
Si può pensare ad esso come ritmo di sprint provocato da un pericolo. O quanto pedaleresti duramente per salvare un bambino da una macchina in arrivo,” ha dichiarato Martin Gibala, presidente del Dipartimento di Kinesiologia della McMaster University e autore principale dello studio.
Gli scienziati hanno così monitorato due gruppi sottoposti ai due diversi tipi di allenamento e dopo 12 settimane hanno effettuato dei test cardiorespiratori, controllando la capacità del tuo cuore, dei polmoni e dei vasi sanguigni di fornire l’ossigeno al corpo, e la sensibilità all’insulina.
Tutti gli indicatori chiave che abbiamo guardato dopo 12 settimane di allenamento erano migliorati, ma non vi era alcuna differenza complessiva tra i due gruppi. Il miglioramento medio in palestra, della sensibilità all’insulina, era lo stesso. Anche se il gruppo si esercitava con intervallo di cinque volte meno nell’esercizio totale e impiegava un tempo cinque volte minore. ” Ha dichiarato il professor Martin Gibala.

C’è però una controindicazione, come avverte Greg Wells, professore assistente presso la University of Toronto’s Goldring Centre for High Performance Sport: la formazione ad alta intensità non è una soluzione rapida. L’allenamento ad alta intensità porta con sé un rischio maggiore di infortuni, e persone che non sono in genere attivi fisicamente dovrebbe andarci piano.

Scoperto il gene della giovinezza, riguarda i capelli rossi e la pelle chiara

Trovato il gene della giovinezza: ovvero il motivo per cui alcune persone sembrano più giovani ed altre più vecchie, pur avendo la stessa età.
In uno studio pubblicato di recente, gli scienziati dell’Università di Rotterdam hanno dichiarato di aver trovato un gene che che fa apparire le persone più vecchie o più giovani. Il MC1R, è venuto alla luce quando i ricercatori hanno notato che le persone che portavano alcune mutazioni di questo gene sembravano, in media, due anni più vecchie di quanto non siano in realtà.

Il gene MC1R, che è noto perché è alla base di due vistosi aspetti esteriori: i capelli color rossi e la pelle chiara. Ma nello studio pubblicato sulla rivista Current Biology si spiega che alcune varianti di questo particolare gene sono anche legate alla percezione dell’età.
Per la prima volta, è stato trovato un gene che spiega in parte il motivo per cui alcune persone sembrano più vecchie e altri più giovani rispetto la loro età“, ha detto Manfred Kayser, dell’Erasmus University di Rotterdam, nei Paesi Bassi.

Il gene MC1R è fondamentale per la crescita della melanina, che colpisce la pigmentazione della pelle e protegge contro i raggi UV prodotti dal sole. Ma questo gene si presenta in molte forme diverse, o varianti, una delle quali provoca capelli rossi e la pelle chiara. Tuttavia, i ricercatori non sono ancora in grado di spiegare il motivo per cui questo MC1R abbia un tale differenza nella percezione dell’età e dell’invecchiamento. Fatto sta che queste variazioni sono più comuni in coloro che sembrano più vecchi rispetto ai loro stessi coetanei.
Si potrebbe pensare che derivi dal fatto che la pelle chiara è più la suscettibile ai danni del sole e alle rughe. Eppure gli autori della scoperta sostengono che l’effetto del gene è rimasto anche quando si escludeva il colore della pelle, le rughe, e l’esposizione al sole.

L’invecchiamento del viso avviene in molti modi diversi. La comparsa di rughe spesso è il segno più evidente ma non l’unico, ce ne sono molti altri, come le labbra che si assottigliano, e le guance che tendono ad abbassarsi, l’accentuazione delle pieghe che corrono ai lati del naso e alla bocca.

La HTC sta lavorando a due nuovi Google Nexus, nomi in codice M1 e S1

Una nuova fonte riporta che la HTC sta lavorando a due dispositivi Google Nexus, i cui nome in codice per il momento sembra siano M1 e S1. Se la fonte ci ha azzeccato i due nuovi Nexus verranno entrambi lanciati sul finire del 2016, andando a sostituire gli attuali Nexus 5X e il Nexus 6P. In questo senso rientra il contratto di collaborazione firmato tra Google Alphabet e la HTC della validità di tre anni per la produzione della linea Nexus.

Android Police, d’altra parte, ha detto che il nome in codice M1 potrebbe fare riferimento al nome ‘Marlin‘, mentre il nome in codice S1 potrebbe fare riferimento a ‘Sailfish‘ (pesce vela). Queste due speculazioni si vanno ad inserire nella logica di Google, il quale ha sempre deciso di dare ai suoi dispositivi Nexus dei nomi legati al mondo acquatico e marino. Per esempio, l’attuale generazione di Nexus 5X ha nome in codice ‘Bullhead’ (pesce gatto), mente il Nexus 6P ha nome in codice ‘Angler’ (pescatore). Mentre nel 2014 il Nexus 6, d’altra parte, è stato indicato come ‘Shamu’ (orca); mentre al vecchio LG Nexus 5 era stato dato il nome in codice ‘Hammerhead’ (squalo martello).

Il rapporto aggiunge che il Google Nexus ‘Marlin‘ è stato visto in Gerrit,  uno strumento di revisione del codice basato sul Web utilizzato dal progetto di Android Open Source (AOSP). Mentre il nome in codice ‘Sailfish‘ resta per il momento sospetto, perché è legato al fatto che esiste già un sistema operativo chiamato appunto ‘Sailfish‘.

In un’altra fonte si legge che il dispositivo Nexus HTC M1 è stato visto sulla lista di riferimento browser Geekbench. Dove si riporta che questo ipotetico ‘Google Nexus 6P‘ comprende diverse serie di dettagli tecnici, come una RAM da 4GB e che dovrebbe montare il sistema operativo Android N.

Resteremo collegati per farvi avere maggiori notizie nei prossimi giorni su tutti i Google Nexus in arrivo.

Prince sapeva già di dover morire

Per Prince la morte non è arrivata del tutto improvvisa, anzi secondo una nuova indagine “si era preparato a morire già da un po ‘di tempo“, perché aveva l’AIDS.
Una fonte ha raccontato che Prince scoprì di avere l’AIDS circa sei mesi fa.
I medici hanno detto a Prince che il suo emocromo era insolitamente basso e che la sua temperatura corporea era scesa pericolosamente dai normali 98,6 gradi ai 94 gradi. Aveva una carenza totale di ferro, era molto debole e spesso disorientato. Raramente mangiava e quando lo face, poi vomitava tutto“.

La polizia ha trovato diversi antidolorifici nella casa di Prince nel Minnesota.
Ufficialmente ancora la causa della morte del cantante resta ancora incerta, eppure TMZ dice che più fonti hanno confermato che era in cura per una overdose di droga e non per una comune influenza. Come avevano detto i suoi portavoce, quando l’aereo su cui viaggiava Prince era stato costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza, per portarlo in ospedale, sei giorni prima della sua morte.

Secondo la ricostruzione degli eventi antecedenti di qualche giorno la morte di Prince il suo jet privato aveva fatto un atterraggio di emergenza a Moline, nell’Illinois, mentre qualche ora prima si era esibito ad Atlanta. In quell’occasione era stato detto che Prince era fortemente disidratato per via dell’influenza e avevano dovuto condurlo di gran fretta all’ospedale. Quel concerto ad Atlanta fu l’ultimo per Prince, il quale ne aveva già annullati diversi per le sue condizioni di salute, eppure aveva insistito per presentarsi su quel palco, quasi sapesse che quella era una delle ultime volte che avrebbe potuto cantare davanti ad un pubblico.

Soltanto quando riveleranno ufficialmente i risultati dell’autopsia si saprà finalmente la verità, al momento queste rimangono tutte speculazioni.
Prince non aveva mai lasciato un testamento, proprietaria della tenuta e degli interessi commerciali della stella che ci ha abbandonato in maniera così improvvisa.

Nasce Dyson Supersonic, il phon più intelligente al mondo

Il Dyson Supersonic, è un nuovo phon realizzato dalla Dyson, la famosa società britannica produttrice di elettrodomestici, che ha deciso di investire quasi 90 milioni di euro, per realizzare il phon più intelligente che sia mai stato prodotto.
E così in una conferenza tenutasi proprio oggi a Tokyo, sir James Dyson ha annunciato quello che lui chiama affettuosamente “il suo bambino” – il Supersonic, dopo quattro anni di continue sperimentazioni.
Gli asciugacapelli possono essere pesanti, inefficiente, come una racchetta”, ha detto sir Jame Dyson alla presentazione del nuovo phon smart. Guardando a ulteriormente, ci siamo resi conto che possono anche causare danni estremi ai capelli… Ho sfidato gli ingegneri della Dyson a capire veramente la scienza dei capelli e sviluppare la nostra versione di un asciugacapelli, che riteniamo risolva questi problemi.”

Utilizzando la tecnologia Air Multiplier, tipica della Dyson, il volume dell’aria aspirata nel motore del Supersonic è stato amplificato di tre volte, producendo un’alta pressione e un’alta velocità del getto d’aria.
Il Supersonic è progettato per non stancare la mano che lo regge r controlla in modo intelligente la temperatura per aiutare a proteggere i capelli dai danni prodotti dalle alte temperature.
Il suo motore digitale V9 muove 13 lame rotanti per modificare la frequenza del suono del phon, fino a renderlo completamente silenzioso. Il modello è dotato di un termistore (un sensore del calore) che misura la temperatura 20 volte al secondo, e con un chip evita che il phon si scaldi così tanto da causare danni ai capelli.

Ovviamente tutte queste interessanti funzionalità non possono essere date in regalo – e neanche ad un prezzo troppo basso – così il Dyson Supersonic si considera che non costerà meno di 300 euro, dal momento che in tutto il Regno Unito è stato messo in vendita al prezzo di 299 sterline. Se pensate che l’alto prezzo giustifichi resto…

Omega 3 e vitamina D possono aumentare l’effetto degli anti-depressivi

L’omega 3 contenuto nell’olio di pesce e la vitamina D possono aumentare l’efficacia degli anti-depressivi. Questo è il risultato di un’analisi condotta su 40 studi clinici da parte di un team di scienziati della Melbourne University e della Harvard Medical School.
Analizzando questi 40 casi provenienti da tutto il mondo i ricercatori hanno scoperto che alcuni supplementi nutrizionali hanno un effetto positivo sul miglioramento dell’umore se associati con gli anti-depressivi.

L’olio di pesce Omega-3 – in associazione con gli antidepressivi – ha avuto un effetto statisticamente significativo rispetto al placebo“, ha detto il dottor Jerome Sarris, che dirige il gruppo di ARCADIA Mental Health Research presso l’Università di Melbourne.
Questa è una scoperta emozionante perché qui abbiamo un approccio sicuro, basato sulle evidenze, che potrebbe essere considerato un trattamento corrente principale. Abbiamo capito in precedenza che gli omega 3 sono buoni per la salute del cervello … e l’omega 3 è stato mostrato essere più vantaggioso rispetto a un placebo in combinazione con gli antidepressivi per migliorare il trattamento della depressione.” Ha aggiunto il capo ricercatore.
L’omega 3 presente nell’olio di pesce serve ad incrementare il trattamento; la vitamina D, metilfolato (una forma attiva di acido folico), e S-adenosilmetionina (talvolta usato per trattare l’artrosi) è stato dimostrato che risulta efficace nel sollevare i livelli di umore nei malati di depressione.

I medici possono essere riluttanti a prescrivere integratori alimentari in combinazione con gli antidepressivi a causa della mancanza di prove scientifiche e per le preoccupazioni circa la sicurezza del metodo. Ma, il dottor Sarris ha osservato che i loro studi non hanno trovato senza grandi problemi alla salute combinando le due terapie.
Tuttavia, gli esperti ancora non conoscono in dettaglio l’entità della correlazione tra questi elementi nutrizionali e gli anti-depressivi. E infatti anche se i primi risultati sono incoraggianti, il team ha avvertito i pazienti, qualora volessero aggiungerli nelle loro terapie, di farlo sotto l’assistenza del proprio medico.

Nasce il gin contro l’invecchiamento, distillato con collagene

Quante volte abbiamo sentito dire di sostanze che possono combattere l’invecchiamento? Questa volta tocca al gin, il super-acolico, che si ottiene dalla distillazione della bacca del ginepro.
Un nuovo tipo di gin, non a caso chiamato Anti-aGin (un gioco di parole costituito dal termine anti-ageing, ovvero anti-invecchiamento), ha la pretesa di essere la prima bevanda alcolica distillata con ingredienti contro l’invecchiamento della pelle.
Questo nuovo gin è stato distillato con collagene puro, la sostanza che tiene insieme la pelle e che si esaurisce con il tempo.
La Warner Leisure Hotels, società che ha commissionato la bevanda, spiega che gli ingredienti del gin sono stati appositamente scelti per le loro qualità rivitalizzanti, in grado di ricostituire la pelle danneggiata dal sole, inibendo la formazione di cicatrici, derivanti dalla cellulite.
Il gin è il 40% di alcol, ma in aggiunta, oltre al collagene in questo nuovo distillato possiamo trovare amamelide, tè verde, ortica e centella – una pianta che viene utilizzata per il trattamento di vari disturbi che possono influenzare l’aspetto della pelle come la psoriasi e le vene varicose.

Il creatore della bevanda, un uomo di origine inglese, chiamato Nicky Hambleton-Jones, un esperto di anti-invecchiamento, ha pubblicizzato la sua nuova ricerca  direttamente su un canale della Tv inglese.
Bisogna però fare attenzione, poiché al momento non ci sono molte prove scientifiche che questo gin promuova davvero la ricostituzione del collagene della pelle. E’ vero che gli integratori di collagene, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Cosmetic Dermatology, se presi ogni giorno aiutano a mantenere la pelle idratata e levigata. Ma nessuno studio è stato ancora fatto per controllare quali effetti abbia il collagene mescolato con il gin. Insomma al momento sembra si tratti per lo più di pubblicità e ad un prezzo non proprio conveniente, dal momento che è possibile acquistarlo al prezzo di 45 euro.

Busta arancione ci dirà quando andremo in pensione e con quanto

E’ finalmente arrivato il giorno: oggi 26 aprile 2016 è il momento in cui circa 150 mila italiani troveranno nella bucalettere la tanto fatidica busta arancione dell’INPS, che dirà quanti anni dovranno ancora lavorare prima di andare in pensione, e soprattutto a quanto ammonterà l’assegno mensile.

Queste lettere arancioni contengono la prima simulazione standard dell’assegno futuro e della data di uscita, ma l’invio sarà casuale e senza Comuni di pilota, in modo da garantire il più alto livello di capillarità, al fine di diffondere ampiamente le nuove norme, cui gli italiani dovranno abituarsi a partire da oggi.
Una cosa è sicura, al momento non sono previsti aumenti delle minime, ancora una volta il Governo Renzi dimostra di non voler aiutare che versa nelle condizioni economiche peggiori.

E’ stato Tito Boeri ad annunciare l’arrivo delle lettere arancioni tramite un tweet pubblicato qualche giorno fa. Queste al momento costituiscono solo una simulazione, indicando ai 15 mila italiani scelti in base all’età e alla professione, quali saranno le procedure future, che l’INPS applicherà per le pensioni.
La lettera di tre pagine contiene una proiezione standard della storia contributiva, associata alla previsione della data di uscita e all’importo dell’assegno, incluso il rapporto tra busta paga e l’assegno che invierà l’INPS, una volta che il lavoratore sarà andato in pensione.