Monthly Archives: marzo 2016

Il riposo pomeridiano può aumentare il rischio di sindrome metabolica

I ricercatori hanno analizzato i risultati derivati dai 21 studi che hanno incluso un totale di oltre 307.000 persone. La ricerca ha dimostrato che coloro che hanno l’abitudine di fare un lungo riposo o si sentono troppo stanchi durante il giorno hanno un aumentato rischio di sindrome metabolica. La sindrome metabolica ha un vasto ventaglio di conseguenze danno per la nostra salute,  che nello specifico comprendono: pressione alta. colesterolo alto, accumulo di grasso intorno alla vita, alta pressione sanguigna e per finire glicemia alta, che può anche portare al diabete. Anche un riposo pomeridiano di 40 minuti è sufficiente a causare tutte queste condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare malattie cardiache.

Lo studio ha invitato i partecipanti a rispondere a domande che riguardavano il manifestarsi della sonnolenza durante il giorno o se avevano l’abitudine a fare un riposo durante le ore diurne.
il risultato è che chi si sente stanco durante il giorno e riposa anche per un minuto in più oltre 40, aumenta il rischio di sindrome metabolica. Un totale di novanta minuti di riposo può anche aumentare il rischio di diabete di tipo 2 e altri disturbi metabolici fino al 50 per cento.
Il problema così come i suoi effetti sulla salute sono già in parte conosciuti, tanto che la National Sleep Foundation negli Stati Uniti consiglia sonnellini dai 20 ai 30 minuti per aumentare la vigilanza, da momento che circa un terzo degli adulti americani non riposa abbastanza.
Tuttavia, lo studio ha rilevato solo una associazione tra questi fattori, e non ha dimostrato che l’eccessiva sonnolenza e lunghi pisolini siano effettivamente la causa della sindrome metabolica o del diabete, maggiori studi incrociati andranno fatti per metterne meglio in evidenza i collegamenti.

I risultati della ricerca saranno presentati in occasione dell’American College of Cardiology (ACC), che si terrà a Chicago il 3 aprile.
Fare un sonnellino è un’abitudine ampiamente diffusa in tutto il mondo“, ha detto l’autore dello studio, Tomohide Yamada, diabetologo presso l’Università di Tokyo, in un comunicato stampa. “Così, chiarendo la relazione tra i pisolini e le malattie metaboliche si potrebbe offrire una nuova strategia di trattamento, in particolare sul fatto che la malattia metabolica è stato in costante aumento in tutto il mondo. Il sonno è una componente importante del nostro stile di vita sano, così come la dieta e l’esercizio fisico. Sonnellini brevi potrebbero avere un effetto benefico sulla nostra salute, ma noi non sappiamo ancora la forza di tale effetto o il meccanismo con cui funziona.

Streaming batte il download, la musica ha un nuovo mercato, ma le entrate calano di anno in anno

Secondo un nuovo rapporto pubblicato dalla Recording Industry Association of America (RIIA), nel 2015 l’industria musicale ha fato registrare maggiori incassi tramite i servizi di streaming, battendo per la prima volta nella storia le entrate derivanti dai servizi di download. Infatti lo streaming ha totalizzato il 34,3 per cento delle vendite totali della musica. Il modo di ascoltare la musica ha subito cambiamenti drastici nell’ultimo decennio: il continuo progresso tecnologico, offrendo ampie e immediate soluzioni è finito col modificare il comportamento ascoltatore.
A partire dagli anni 2000 i CD sono stati progressivamente sostituiti dal download, che ha sua volta è stato progressivamente abbandonato in favore dello streaming, che al momento è diventata la piattaforma preferita.
Chissà cosa accadrà ancora nell’immediato futuro. Certo sapevamo già che il tempo del CD stesse arrivando a destinazione (era circa il 28,8 per cento delle entrate lo scorso anno), ma ora sembra che anche iTunes ed i suoi concorrenti siano prossimi al capolinea.

Eppure uno sguardo più attento mostra che i grandi numeri delle vendite, che hanno sostenuto il business della musica per anni, sono sempre più in calo: i ricavi delle vendite della musica oscillavano intorno ai 7 miliardi di dollari nel 2010, secondo i dati della RIIA, e oggi a distanza di 5 anni il guadagno generale si attesta intorno ai 7.02 miliardi di dollari, leggermente meno dell’1 per cento rispetto al 2014.
Il risultato è che l’industria musicale si trova a combattere per differenze stimate nell’ordine di pochi centesimi, e non tutto è così consequenziale come sembra. Per esempio, il mercato specializzato dei dischi sta generando maggiori entrate rispetto alla musica su YouTube, e la differenza si spiega con il fatto che YouTube paga le royalties in centesimi. Yotube sembra essere infatti una delle piattaforme più cliccate su internet, centinaia di milioni di visitatori ascoltano ogni giorno la musica e guardano i video dei loro cantanti preferiti tramite il canale, ma il guadagno destinato alle loro tasche è davvero minimo

Streaming batte il download, incassi crescenti per Spotify, Tindal e Apple Music

Lo streaming ha battuto il download della musica attraverso gli abbonamenti alle piattaforme come Spotify, Apple Music, Tindal, Rhapsody e Pandora. Apple Music e Tidal sono stati lanciati solo nel 2015, eppure sono diventati tra i servizi preferiti, incassando ben 1,2 miliardi di dollari, la metà dei 2,4 miliardi di dollari generati in totale dal mercato streaming. A farla da padrone resta ancora Spotify, il più vecchio tra tutti, essendo nato nel 2010, il quale vanta circa 75 milioni di utenti abbonati.
Adesso fare in modo che la gente si iscriva in massa ai servizi di streaming è diventata una priorità per le case discografiche e lo stanno facendo tramite le esclusive degli artisti. Ad esempio Pharell e Ethon John sono presenti soltanto su Apple Music; Tidal, il cui proprietario è Jay-Z, può contare sulle esclusive di Beyonce (manco a dirlo!) e di Kanye West, il quale ha portato milioni di nuovi abbonati al servizio.

Eppure nonostante i numeri postivi e gli sforzi congiunti delle case discografiche, degli artisti e delle piattaforme, finora lo streaming musicale non è riuscito a risollevare il mercato della musica, e preoccupazioni profonde persistono anche sul nuovo modello. Molti artisti diffidano degli accordi interrotti tra le loro case discografiche e le aziende di tecnologia, e vogliono sapere quanti soldi vadano perduti ogni anno. In un’analisi di massima dei numeri della RIIA, Billboard ha stimato che la quantità media di denaro generata da un brano in streaming è scesa lo scorso anno di circa il 24 per cento.

Il muos non è pericoloso: questo l’esito degli ultimi rilevamenti. E i no muos insorgono

Il muos non rappresenterebbe un rischio per gli abitanti della Sicilia: questo l’esito dell’ultima perizia sull’impianto militare di Niscemi, in provincia di Caltanissetta.
La perizia era stata ordinata dal consiglio di giustizia amministrativo ed è stata eseguita durante una tre giorni di test nei quali gli esperti hanno studiato l’impianto e gli effetti potenziali delle onde elettromagnetiche sui cittadini. Questo il verdetto pubblicato dal collegio:

“Le misurazioni evidenziano che i campi elettromagnetici irradiati dalle antenne paraboliche dell’impianto Muos raggiungono le decine di mV/m solo in un’area limitata a circa 200- 300 m direzione sud dalla piattaforma dell’impianto. Andando oltre quest’area di questa area, i valori del campo magnetico sono inferiori al centesimo di volt per metro.
Si precisa inoltre che le analisi effettuate nell’abitazione del Signor Terranova (punto di riferimento di contrada Ulmo, secondo quanto richiesto richiesto dai CTP) hanno evidenziato che i valori del campo magnetico sono simili a quelli del rumore di fondo ambientale.”

La relazione nelle sue 44 pagine sembra dunque essere a favore del muos, che – sempre in base a quanto riferito dagli esperti – non costituisce una minaccia ambientale.
Il consiglio di giustizia amministrativo aveva preteso per questa volta delle ricerche sul posto e non a distanza, come avvenuto in passato.

La pubblicazione di questa relazione ha infiammato l’animo degli attivisti no muos che per bocca dei propri avvocati hanno commentato come insulsi e inattendibili questi esami.
“Non c’è nulla di nuovo rispetto ai primi calcoli teorici compiuti dal precedente collegio, a distanza.”
Ha affermato Sebastiano Papandrea, uno degli avvocati che ha in mano la causa no muos.

Si tratta infatti – secondo gli attivisti – di calcoli che lasciano spazio a troppi punti interrogativi. I tecnici che hanno eseguito le rilevazioni nei tre giorni di test non avevano accesso al controllo remoto del muos e pertanto non conoscevano la potenza di trasmissione del muos stesso.
Quando il muos lavorerà a pieno regime, dicono i no muos, la sua potenza toccherà una potenza di 1600 w per parabola: molto più della potenza alla quale è stato studiato di circa 200/300 w a parabola.

Il muos è da tempo al centro di feroci contestazioni. Gianfranco Zanna, a capo di legambiente Sicilia, ha manifestato il suo aperto dissenso verso i risultati pubblicati dal collegio di tecnici.
“Si tratta di studi privi di alcun rilievo scientifico. Se qualcuno pensa, alla luce di questa relazione, di poter ripristinare un progetto abusivo ed illegale, si sbaglia di grosso. Il muos rimane un’opera abusiva, costruita all’interno di una riserva naturale che solamente l’arroganza di chi l’ha progettato e l’omertà di chi ha taciuto hanno consentito che si attuasse. Noi non nasconderemo questa verità.”

Le analisi sul muos sono state disposte dal consiglio di giustizia amministrativo dopo che il ministero della difesa aveva fatto ricorso sulla sentenza del tar, che aveva accolto la richiesta della regione siciliana di giudicare illegittimo il muos.

iPhone SE un buon mix tra iPhone 5 e iPhone 6 a 357 euro, ma non per l’Italia

L’iPhone SE già al suo annuncio ha dato a tutti gli appassionati dei prodotti Apple una prima grande delusione: lo smartphone è stato progettato per i mercati emergenti, quindi al meno nei prossimi mesi non sarà possibile vederlo negli scaffali dei distributori europei.  E anzi, dal momento che non si fa altro che parlare del prossimo iPhone S7, il lasso di tempo potrebbe ulteriormente allungarsi (o diventare infinito), poiché la società di Cupertino adotterà una campagna marketing molto serrata.  Da qui deriva innanzitutto il prezzo relativamente basso dell’iPhone SE, ma che in realtà non ne fa nemmeno un smartphone poi così economico e concorrenziale per i mercati per cui è stato pensato. Infatti l’iPhone SE è stato presentato come un trendsetter per i paesi in via di sviluppo al prezzo di 399 dollari, per il modello da 16 Gb, mentre la versione da 64 GB avrà un costo di poco più elevato: 499 dollari. Sarà disponibile in quattro colori tra cui l’oro rosa, come ha annunciato la società durante la sua speciale lineup di primavera organizzata presso la sua sede di Cupertino, in California, all’inizio di questa settimana. L’iPhone SE arriva in modalità da 4 pollici, è dotato di una fotocamera posteriore da 12 megapixel, maggiore di quella dell’iPhone 6S, ma per 250 dollari meno,e inoltre possiede anche le stesse velocità e capacità grafiche.
Le differenze maggiori stanno nella fotocamera anteriore. L’iPhone SE ha una fotocamera da 1.2 megapixel, niente a che vedere con quella da 5 megapixel del 6S, ma include una serie di miglioramenti su fronte software; in aggiunta lo schermo del SE fornisce un flash alla fotocamera anteriore, aspetto da non sottovalutare quando ci si trova a dover scattare foto o selfie in ambienti forniti di poca luce.

Inizialmente era stato garantito che lo smartphone avrebbe fatto la sua prima apparizione in India, poi in realtà vi è stato un cambiamento nelle linee generali della Apple
Rendendo [l’iPhone SE] disponibile nel primo turno nel paese, Apple potrebbe aver indicato che il mercato indiano è in cima alla sua lista delle priorità. Anche se la società aveva accennato circa l’importanza del mercato indiano per questo, il fatto che non lo abbia incluso nella lista dei paesi in cui iPhone SE sarà reso disponibile prima è sicuramente una grande svolta” ha commento Faisal Kawoosa, capo analista a CyberMedia Research, una società di ricerche di mercato.
Fondamentalmente, iPhone rimane ancora un telefono del segmento premium in India, anche con il lancio del nuovo SE ora sarebbe disponibile sempre lungo la gamma premium degli smartphone. In India, gli smartphone al di sopra dei 399 dollari contribuiscono più o meno al tre per cento del mercato “, ha aggiunto Kawoosa IANS.

L’iPhone SE, come abbiamo detto, rappresenta un’alternativa economica ai prodotti di punta della linea Apple – tutti i paesi occidentali sono in attesa del prossimo iPhone S7 – e perde molto rispetto ad essi ovviamente. In primis non supporta la tecnologia cellulare ‘LTE Advanced‘, che può essere due volte più veloce rispetto alla LTE regolare. A dire il vero nemmeno l’iPhone 6 ne è dotato. Non è disponibile nella versione da 128 GB, il che potrebbe portare ad un esaurimento veloce della memoria, tanto più che le immagini fisse ora con tre secondi di video di default raddoppiano i requisiti di archiviazione.
La durata della batteria sia utilizzando la fotocamera che la navigazione internet è di 13 ore, quasi d’ore in più rispetto all’iPhone 6S, un fattore che aiuta è costituito dallo schermo di poco più piccolo.

Una dieta ricca di vitamina C riduce il rischio di cataratta

Mangiare cibi ad alto contenuto di vitamina C può ridurre il rischio di progressione della cataratta di un terzo, dice la nuova ricerca.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Ophthalmology dai ricercatori del King College di Londra, è il primo a suggerire che i fattori genetici possono essere meno importanti nella progressione della cataratta di quanto si pensasse in precedenza.
La cataratta, la principale causa di cecità a livello mondiale, progredisce con l’avanzare dell’età e resta pur sempre operabile, ma adesso vi è un modo per prevenirla, semplicemente ponendo maggiore attenzione sui cibi che mangiamo
I ricercatori del King College di Londra hanno esaminato alcuni nutrienti e hanno trovato che la dieta può essere più influente del fattori genetici, in particolare gli alimenti ricchi di vitamina C proteggono le persone dalla cataratta in via di sviluppo.

Un arancia al giorno può tenere a bada la cataratta

L’indagine condotta dai ricercatori del King College ha coinvolto i dati di 1000 coppie di gemelli di sesso femminile che hanno partecipato allo studio. I partecipanti sono stati invitati a rispondere a questionari alimentari, che i ricercatori hanno utilizzato per monitorare il consumo di vitamina A, vitamina B, vitamina C, vitamina D, vitamina E, e altri elementi come il rame, il manganese e lo zinco. Per misurare la progressione della cataratta, è stata utilizzata inoltre l’elaborazione digitale per controllare l’opacità delle pupille intorno ai 60 anni circa.
Una successiva analisi è stata condotta su 324 coppie di gemelle circa 10 anni più tardi.
Durante la misurazione della linea di base, le diete ricche di vitamina C sono state associate ad una riduzione del rischio di progressione della cataratta del 20 per cento.
Dopo un decennio, i ricercatori hanno trovato che le donne che hanno riferito di consumare abitualmente alimenti ricchi di vitamina C hanno avuto una riduzione del rischio del 33 per cento.
E analizzando in generale le statistiche sull’ereditarietà, i ricercatori hanno trovato che i fattori genetici rappresentavano il 35 per cento delle probabilità di progressione della cataratta. Tuttavia, i fattori ambientali come lo stile di vita e la dieta rappresentavano tutta la parte restante, ovvero il 65 per cento.
Anche se non possiamo assolutamente evitare di sviluppare la cataratta, potremmo essere in grado di ritardare l’insorgenza ed evitare un peggioramento significativo con una dieta ricca di vitamina C“, ha detto l’autore dello studio il professor Christopher Hammond.

La ragione può essere correlata alle proprietà antiossidanti della vitamina C, dicono i ricercatori, perché il liquido presente all’interno dei nostri occhi possiede normalmente un elevato contenuto di vitamina C, che aiuta a prevenire l’ossidazione che col tempo offusca la pupilla, causando la cecità.
Includere maggiori quantità di vitamina C nella dieta può aumentarne quindi la quantità presente nel fluido intorno alla pupilla, fornendo una protezione supplementare.

Uova di Pasqua, i veterinari ricordano: il cioccolato è letale per i cani

Il cioccolato è un cibo tossico per i cani. E’ vero: è una di quelle informazione fin troppo note, ma è sempre meglio fissare certi concetti nella mente, soprattutto adesso che siamo alle porte della Pasqua e le nostre case si riempiono di Uova di Pasqua, in particolare se vi sono dei bambini. I bambini spesso non sanno, o non pensano, che il cioccolato sia dannoso per i cani. Molti cani possono morire subito dopo averlo mangiato, così i veterinari e gli animalisti hanno emesso un avviso questa Pasqua su quanto possa essere letale il dolce.
Secondo una studio sull’argomento è emerso che un numero sempre maggiore di cani viene portato in un centro veterinario proprio durante la settimana della Pasqua, a causa di un’intossicazione da cioccolato.

Il cioccolato contiene una miscela di teobromina, che è legato alla caffeina. Gli effetti tossici che tale sostanza organica ha sui cani varia a seconda delle dimensioni e della razza del cane e ovviamente dal tipo e dalla quantità di cioccolato mangiato.
Ora i più alti livelli di teobromina si trovano nel cioccolato fondente, nel cacao in polvere e cioccolato che viene solitamente cotto. La teobromina agisce colpendo il sistema nervoso centrale dei cani, comportando un aumento della frequenza cardiaca, contrazioni, agitazione e in alcuni casi gravi può comportare anche crisi epilettiche. La maggior parte dei cani che mangiano cioccolato hanno anche dolori addominali, vomito o diarrea.

Uova di Pasqua un pericolo mortale per il vostro cane

Ora il problema è che i cani sono spazzini naturali, cercano sempre di mangiare qualsiasi cibo e sono particolarmente attratti da cioccolato, ma il cioccolato non passa attraverso il sistema digerente di un canee non viene dunque metabolizzato e in ultima analisi può portare danni al fegato a lungo termine o anche la morte.
In ogni caso se un cane dovesse mangiare un pezzetto di Uovo di Pasqua, i veterinari consigliano ai proprietari di indurre il proprio cane a vomitare, in modo da evitare che il cioccolato venga digerito, causando mali peggiori e più spiacevoli.

Se proprio si vuole viziare il proprio cane – visto che ogni volta che avete un boccone in mano verranno a chiedervi sempre l’elemosina con quei loro occhioni pronti per l’occasione – cercate almeno di essere selettivi. Non date loro pezzetti d Uova di Pasqua o altri tipi di cioccolato, scegliete piuttosto della carne: vi saranno sempre molto riconoscenti.

Giappone, uccise 333 balene in soli quattro mesi

A dispetto delle richieste delle Nazioni Unite il Giappone ha riaperto la caccia alle balene nell’Oceano Antartico, uccidendo più di 300 balene, tra cui 200 femmine in gravidanza. Il Giappone ha definito tale attività come parte di una ricerca scientifica, nonostante sia ormai noto il fatto che la cosiddetta attività di caccia a fini scientifici  altro non sia che una copertura per la caccia commerciale. La balena è infatti molto apprezzata sulle tavole giapponesi, ma molti altri sono i fini per cui viene utilizzato il cetaceo, come olio e altri prodotti per la produzione di farmaci.

Quattro navi dell’Istituto di Ricerca sui Cetacei del Giappone sono rimaste nella regione antartica per un periodo di circa 115 giorni a partire dal 1 dicembre dello scorso anno. In questo periodo di quattro mesi, la flotta è riuscita a catturare 333 balenottere minori.

In questa battaglia sulla conservazione della specie, benché molti stati condannino l’attività del governo giapponese, l’Australia sembra sia l’unico a volersi impegnare seriamente.
Darren Kindleysides, direttore dell’Australian Marine Conservation Society, ha detto che l’estate 2014/15 è stata la prima volta in 70 anni, in cui il Giappone ha bloccato il suo programma di caccia alla balene, ma adesso l’attività di caccia è ripresa con maggiore fermento. Ha detto anche che i maggiori esperti internazionali in Australia avevano esaminato il nuovo programma di ricerca scientifica del Giappone di quest’anno e hanno trovato che si trattava solo dell’ennesimo pretesto per uccidere le balene, il che costituisce ovviamente una violazione del diritto internazionale.

Il governo australiano nel mese di dicembre ha descritto la decisione del Giappone di riprendere la caccia alle balene durante l’estate (l’estate australiana corrisponde al nostro inverno) come “profondamente deludente” e ha cercato di sollevare preoccupazioni ai più alti livelli del governo giapponese. E aveva annunciato inoltre che avrebbe preso in considerazione l’invio di una nave pattuglia doganale verso l’Oceano Antartico al fine di tenere sottocchio l’attività delle baleniere giapponesi.
Il risultato dell’attività di monitoraggio è più preoccupante del previsto e nessun organo internazionale sta cercando di mettervi fine.

Vestiti che si lavano da soli: la nuova frontiera del bucato

Immaginate la pacchia: arrivate a casa stanchi e indaffarati, ma con un carico di vestiti sporchi da impegnarvi l’intera giornata e costringervi a passare lunghe ore tra la lavatrice e i fili per stendere il bucato. Viene il mal di testa al solo pensiero. E invece immaginate di svegliarvi la mattina e trovare una bella giornata di sole, prendere il bucato, così comìè tutto sporco, stenderlo al solo e ritirarlo più in là, pulito e brillante. Vi pare possibile? A quanto pare lo è, grazie ad una nuova frontiera della ricerca scientifica.
Un team di ricercatori dallo Ian Potter NanoBioSensing Facility and NanoBiotechnology Research Lab presso l’Università RMIT di Melbourne, in Australia, hanno sviluppato un metodo economico ed efficiente di incorporare delle nanostrutture nelle fibre tessili dei vestiti, che degradano i materiali organici quando vengono esposti alla luce. Il nome della nuova tecnologia è Thier, la quale potrebbe aprire la strada verso la produzione di vestiti che possono scrollarsi di dosso la sporcizia e semplicemente quando vengono messi sotto una lampadina o all’aria aperta, meglio se durante le giornate di sole

La tecnologia innovativa si basa su materiali in nano-scala, per intenderci, grandi meno di un miliardesimo di metro, che può essere realizzati in laboratorio e poi impiantati in una vasta gamma di tessuti, tra cui i vestiti che indossiamo ogni giorno, biancheria da letto, tende e tessuti da arredamento.

“Il nostro lavoro, il primo al mondo, apre la strada ad un nuovo mondo di tessuti nano-potenziati possono spontaneamente pulire di qualsiasi cosa, dalle macchie di salsa di pomodoro e le macchie di vino a quelle di sudore stantio, semplicemente mettendoli sotto una lampadina o esponendoli ai raggi solari”. Ha detto Rajesh Ramanathan, capo del progetto alla RMIT University.

Come fanno i vestiti ad pulirsi senza acqua e senza alcuna fatica da parte nostr

Quando esposte alla luce, le nanostrutture rilasciano dei cosiddetti elettroni caldi – delle particelle che asumono un’elevata energia cinetica, dopo essere state accelerate da un forte campo elettrico ad alta intensità, all’interno di un semiconduttore. Questi elettroni poi utilizzano l’energia accumulata per aggredire e degradare la materia organica incastrata nella trama che le circonda. I ricercatori hanno lavorato con composti a base di rame e di argento per creare i loro nanostrutture, in quanto questi elementi sono noti per la loro capacità di assorbire gli intervalli di lunghezza d’onda della luce visibile.

I vestiti hanno strutture tridimensionali, “quindi sono ottimi nell’assorbimento della luce, che a sua volta accelera il processo di degradazione della materia organica”, ha detto il dottor Ramanthan.
C’è molto lavoro da fare prima che la gente possa però iniziare a dire addio alle loro lavatrici, ma il dottor Ramanthan ha spiegato anche che “questo progresso pone una solida base per il futuro sviluppo di tessuti completamente autopulenti”.

Al momento il team di ricercatori aspetta che qualche partner industriali si faccia avanti in modo da poter mettere questi nuovi tessuti per il mercato. Impregnare i tessuti che compongono i vestiti con i nanomateriali è un processo relativamente semplice, economico e rispettoso dell’ambiente, ha detto ancora Ramanthan. “Questo significa che la tecnologia può essere facilmente adattata ai processi di fabbricazione esistenti impiegati dall’industria tessile.”

Dunque ancora qualche anno, speriamo bene, e tutti: dalle coppie con tanti figli, lavoro e poco tempo libero, dai single – e qui ci riferiamo soprattutto agli uomini – potranno disporre in ogni situazione di vestiti sempre puliti e liberi da odiose macchie e aloni.

La meditazione come terapia per combattere il mal di schiena e lombalgia cronica

Il mal di schiena cronico è una delle malattie forse più diffuse tra la popolazione mondiale, non esiste una cura efficace che possa eliminarlo del tutto, così solitamente per combatterlo si prova di tutto: dalla fisioterapia agli antidolorifici. Ora un nuovo studio riporta che una forma di meditazione che sfrutta il potere della mente può aiutare le persone a gestire meglio il dolore.
I pazienti che hanno preso parte a tali programmi hanno riscontrato notevoli e duraturi miglioramenti contro il mal di schiena rispetto a coloro che si sono affidati ai normali metodi, secondo uno studio riportato da un team di ricercatori, condotti dal dottor Daniel Cherkin, studioso presso l’Health Research Institute di Seattle.
La tecnica, chiamata riduzione dello stress basata sulla consapevolezza, o terapia cognitivo-comportamentale, è una sorta di combinazione tra la meditazione, la consapevolezza del corpo e lo yoga. Tale tecnica si concentra sulla capacità di aumentare la consapevolezza e l’accettazione delle proprie esperienze, sia che riguardino il disagio fisico o dolore emotivo, per disporre di armi più efficienti al fine di combattere gli effetti indesiderati del mal di schiena cronico.

Il nuovo esperimento e l’efficacia della meditazione nella lotta al mal di schiena e alla lombalgia

L’esperimento si è basato su 342 partecipanti di età compresa tra 20 ed i 70 anni. A questi partecipanti è stato assegnato in modo casuale uno dei seguenti trattamenti: la terapia basata sulla consapevolezza, la terapia cognitivo-comportamentale, o la terapia classica a base di farmaci.

Il 60 per cento dei partecipanti cui è stata assegnata la terapia basata sulla meditazione hanno effettuato otto sedute settimanali da due ore ciascuna come formazione per apprendere le tecniche. Circa il 58 per cento di coloro che hanno praticato la terapia cognitivo-comportamentale ha notato miglioramenti, mentre solo il 44 per cento di coloro che hanno fatto uso di farmaci ha dei riscontrato miglioramenti.

I vantaggi sono tradotti in minori difficoltà e dolori nell’eseguire azioni come alzarsi da una sedia, salire le scale e mettere le calze; inoltre erano meno irritabili e riscontravano minori probabilità di rimanere a casa o a letto a causa del dolore alla schiena. A distanza di un anno le condizioni fisiche sono migliorate ulteriormente.

Come agisce la meditazione sui dolori cronici come il mal di schiena

La terapia basata sulla consapevolezza cerca di aumentare l’attenzione di una persona sui pensieri, le emozioni e le sensazioni durante le fasi dello yoga e della meditazione, spiegano i ricercatori nell’articolo pubblicato sul Journal of American Medical Association. La terapia cognitivo-comportamentale educa le persone al dolore ed è nota per la sua efficacia contro i dolori di tipo cronico, ragion per cui è consigliata per mal di schiena. Prima d’ora solo un altro studio aveva guardato alla terapia basata sulla consapevolezza per combattere la lombalgia cronica.

Questo nuovo studio è emozionante, perché qui c’è una tecnica che non comporta l’assunzione di agenti farmaceutici, e non comporta effetti collaterali da agenti farmaceutici“, ha affermato Madhav Goyal della Johns Hopkins University School of Medicine.
Tale terapia però ammette il dottore che forse non “potrebbe non essere per tutti“, dal momento che alcune persone con il mal di schiena trovano gli esercizi di yoga molto dolorosi. “Ma per le persone che vogliono fare qualcosa in usano la propria mente per aiutare se stessi, si possono sentire molto potenti“.

Riprendendo le parole del dottor Daniel Cherkin, “Non ci sono panacee qui. Nessun trattamento per il mal di schiena non specifico è in grado di differenza per la maggior parte delle molte persone.” Mentre alcuni trattamenti possono aiutare alcune persone, possono non funzionare bene su molte altre, ed è per questa ragione che è importante che la ricerca medica sia in grado di fornire soluzioni multiple, adatte alle diverse esigenze dei pazienti.

Trump attacca i musulmani britannici per gli attentati di Bruxelles

Donald Trump ha definito “una vergogna” gli attacchi terroristici di Bruxelles, che sono costati la vita a 35 persone, e sostiene che musulmani britannici sono colpevoli di non aver assolutamente segnalato i sospetti terroristi.

Secondo le autorità del Belgio due dei tre attentatori suicidi sono fratelli. Khalid and Brahim el-Bakraoui sono i due uomini ripresi dalle telecamere di sicurezza dell’aeroporto di Zaventem, qualche istante prima dell’esplosione, con loro era un terzo complice, il quale è scampato alle esplosioni ed è tuttora in fuga.

Donal Trump ha sfruttato l’onda di indignazione per i vili attacchi terroristici, per inasprire la sua politica anti-musulmana e ha anche promesso di “colpire l’Isis così forte da non crederci” se vince la corsa per la Casa Bianca e riesce a diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti
Il candidato repubblicano ha detto al presentatore Piers Morgn di TV’s Good Morning Britain che le comunità musulmane del Regno Unito non hanno fatto abbastanza per prevenire attacchi come la strage di Bruxelles.
Quando vedono dei problemi devono segnalarli. Loro non li stanno segnalando. Non li stanno assolutamente segnalando e quello è un grosso problema… E’ come se si stessero proteggendo l’un l’altro, ma stanno realmente facendo molto danni“, ha detto Trump con riferimento anche all’attacco di San Bernardino, in California.
Devono aprirsi alla società, devono segnalare i cattivi“.
Poi tornado alla sua politica, nel caso in cui diventasse realmente il presidente degli Stati Uniti: “Colpirei l’Isis così forte che non ci crederete e porterei le persone laggiù per aumentare il numero dei loro soldati, perché è giunto il momento che qualcuno lo faccia“.
trump donald
In tutto ciò Trump ha sempre negato di essere razzista, e ha raccontato al programma britannico: “Io non ho nulla ‘contro’, io ho solo buon senso, dico le cose come stanno. Ho grande rispetto per i musulmani, ho molti amici che sono musulmani. Sto solo dicendo che esiste una parte radicalizzata che è gran parte ed è molto pericolosa.”

Cambiando argomento ma restando a Bruxelles, Donald Trump ha ammesso di essere stupito per il lungo processo che ha portato alla cattura di Salah Abdeslam, il principale sospettato per gli attacchi terroristici di Parigi che stava rintanato nel quartiere di Bruxelles dove era nato. Abdeslam è stato catturato dopo quattro mesi di latitanza, periodo in cui si nascosto in Belgio.

C’è qualcosa che non va, e noi dobbiamo andare a fondo, quando qualcuno come quello che è stato appena catturato era davvero coccolato e curato dalle persone che vivono nel suo quartiere. Molte persone sapevano che era lì e lui era il latitante numero uno in tutto il mondo. Tutti in quella zona sapeva che lui era lì e nessuno lo ha segnalato… C’è qualcosa da fare e c’è qualcosa di sbagliato. Tu lo sai, Piers, e anche io“.